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Ancora una vittima nelle piantagioni di banane - in Guatemala

«Il frutto tropicale più consumato nel mondocontinua ad essere coltivato in contesti in cui
i diritti dei lavoratori vengono calpestatie i sindacalisti perseguitati.»

Per aiutare Sitrabi, il Sindacato dei lavoratori bananieri, in questo difficile momento possiamo fare ancora una cosa molto importante: aderire alla loro richiesta rivolta a governo del Guatemala affinché ripristini la scorta di Noe Ramirez, Segretario Generale di Sitrabi, e avvii un’inchiesta e proceda con la persecuzione dei responsabili per l’assassinio di Miguel Angel González Ramírez.

Vi chiediamo di inviare la vostra lettera online al governo del Guatemala cliccando qui
<
http://salsa.democracyinaction.org/o/1618/p/dia/action/public/?action_KEY=9570>  
(testo in lingua inglese sul sito dell’organizzazione USLEAP). L’invio è automatico, è sufficiente inserire alcuni dati personali.
Nota bene dov’è richiesta l’indicazione “State” dovete scegliere l’opzione “Other”. 
Vi preghiamo di promuovere questa petizione presso i vostri contatti.
 
Grazie mille per l’aiuto!

Per maggiori informazioni sul mercato della frutta fresca tropicale:
• “Make Fruit Fair” European Campaign
http://www.makefruitfair.org.uk/
• Banana link
http://www.bananalink.org.uk/
• Ctm Agrofair
http://www.ctmagrofair.it/

Ancora un altro sindacalista è  stato assassinato a colpi d’arma da fuoco, Miguel Angel González
Ramírez, la cui unica colpa è stata quella di lavorare per il sindacato dei lavoratori di una piantagione di banane nella regione di Izabal in Guatemala.
Lo riferisce Sitrabi, el Sindicato de Trabajadores Bananeros de Izabal (www.sitrabi.org http://www.sitrabi.org e www.usleap.org http://www.usleap.org).
Quello di Gonzàlez Ramírez, ucciso mentre teneva in braccio il figlio, non è un caso isolato: si tratta del settimo sindacalista assassinato in pochi mesi. Una vicenda che si somma a quella di centinaia di lavoratori quotidianamente perseguitati in molte piantagioni di Centro e Sud America.
 
Mangiare una banana è un gesto semplice. Altrettanto semplice dovrebbe essere sapere come quella banana arriva nelle nostre case, come viene coltivata e quali siano le condizioni di vita e di lavoro di chi la produce.
Ma non è così. Esistono ancora troppe realtà produttive che ci riportano a storie di altri tempi: storie di lotta per diritti che ritenevamo acquisiti, di un modo di fare profitto che credevamo scomparso con il colonialismo. Storie così lontane dalla nostra realtà che spesso i mezzi d’informazione le tralasciano. Fortunatamente queste storie riescono ad arrivare fino a noi e ci spingono a fare scelte consapevoli, quotidianamente, anche quando facciamo la spesa.
 
«Purtroppo la dolcezza della frutta tropicale nasconde spesso amare verità. – commenta
Guido Vittorio Leoni, presidente di Altromercato – Per questa ragione il nostro compito è quello non solo di importare e distribuire banane e altri prodotti tropicali coltivati nel rispetto dei diritti e della dignità delle persone, ma soprattutto quello di informare i consumatori per permettere loro di fare delle scelte d’acquisto consapevole».
Pochi sanno, infatti, che la banana è il frutto più consumato al mondo. Ricopre un’importanza economica enorme per i paesi produttori (soprattutto America Centrale e America del Sud ma anche in Asia e Africa) sia per la mano d’opera impiegata nel settore, sia in termini di bilancia commerciale.
 
I problemi della filiera produttiva
Il commercio internazionale delle banane è vitale per migliaia di persone nel sud del mondo, ma i suoi aspetti critici sono ormai impossibili da ignorare. Si passa infatti da problemi di carattere ambientale (distruzione della fertilità del suolo a causa dell’uso massiccio di fertilizzanti, deforestazione), a problemi di carattere sociale (durissime condizioni di lavoro, scarse condizioni di sicurezza, rischi per la salute dovuti all’esposizione a prodotti agrochimici), a un profondo disallineamento nella redistribuzione dei guadagni lungo la filiera produttiva.

L’azione del commercio equo e solidale
Le organizzazioni di commercio equo e solidale cercano proprio di affrontare questi problemi attraverso relazioni commerciali dirette e continuative in  modo da garantire uno sviluppo sostenibile ai produttori/contadini che solitamente non hanno accesso al mercato.
Garantiscono prezzi equi e volumi di acquisto stabili e una filiera trasparente e controllata, nel rispetto dell’ambiente.
Le persone valgono più di qualsiasi profitto e questo è il principio fondante che da oltre
20 anni guida le attività di Altromercato. Le banane del commercio equo di Ctm Agrofair - la società specializzata nella distribuzione di frutta fresca del commercio equo e solidale nata da Altromercato e Agrofair - sono importate da Ecuador (El Guabo) e Perù (Hualtaco) e sono distribuite attraverso alcune catene di supermercati. Altromercato commercializza sia banane da agricoltura biologica che a lotta integrata. Sono inoltre presenti in molte mense scolastiche attraverso gli acquisti pubblici solidali degli enti locali.

In Italia, il volume del settore delle banane valeva 453.600 tonnellate nel 2010. Il commercio equo e solidale rappresenta purtroppo solo il 2,5% dell’intero settore (12.063 tonnellate), anche se, sempre nel 2010, ha registrato un incoraggiante incremento del 19%, a riprova di una sempre crescente sensibilità da parte dei consumatori.












   
Il SANDALO bottega del commercio equo e solidale
Corso Italia, 58 angono Vicolo Santa Marta, Saronno (VA) e-mail: bottega@ilsandalo.eu
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